Ormoni sessuali e COVID-19: un gruppo di ricerca californiano sperimenta il progesterone sottocutaneo di IBSA

Ormoni sessuali e COVID-19: un gruppo di ricerca californiano sperimenta il progesterone sottocutaneo di IBSA

In corso uno studio per verificare il possibile ruolo protettivo degli ormoni sessuali nell’infezione da Covid-19

30 luglio 2020

Rischio di infezione e mortalità per Covid-19 sono differenti tra uomini e donne. Ecco quello che emerge da numerosi studi epidemiologici che evidenziano come le donne cinesi, italiane e statunitensi, siano meno soggette ad ammalarsi - e meno gravemente - di Covid-19.

Ma cosa rende il genere femminile più “resistente” al virus? Diversi sono i fattori che favoriscono le donne, tra cui una diversa risposta immunitaria, fattori comportamentali e la differente produzione di ormoni. Ed è proprio sul ruolo degli ormoni sessuali e sulla base delle loro proprietà immuno-modulatorie e antiinfiammatorie, che due gruppi indipendenti di ricercatori americani hanno sviluppato due clinical trial, per spiegare il diverso impatto dell’infezione da Covid-19 sui soggetti femminili e maschili.

Come da news del New York Times, alla Stony Brook University di Long Island New York, i medici hanno iniziato a trattare i pazienti Covid-19 con gli estrogeni, mentre al Cedars-Sinai Hospital di Los Angeles, con il progesterone. Ed è proprio su questo ormone che i ricercatori stanno riponendo le loro speranze, in quanto alcuni studi hanno dimostrato che il progesterone è in grado di ridurre le cellule immunitarie pro-infiammatorie a favore di quelle che combattono il processo infiammatorio.

L’ipotesi dei ricercatori è quindi che il progesterone potrebbe prevenire o limitare l’eccessiva risposta a livello del sistema immunitario riducendo il rischio di sindrome da distress respiratorio.

“IBSA - racconta Giuseppe Roberto Mautone, Head of R&D Scientific Affairs - in quanto leader nella produzione di progesterone sottocutaneo per il trattamento dell’infertilità, ha deciso di affiancare l’università californiana UCLA e il team del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, ottenendo in tempi molto brevi l’autorizzazione dalla Food and Drug Administration (FDA) a partecipare alla ricerca fornendo l’ormone necessario per lo studio clinico, che coinvolge 40 persone, 20 trattate con il farmaco e 20 che costituiscono il gruppo di controllo”.

“IBSA – assicura Mautone - è costantemente al fianco di ricercatori e medici universitari e non farà mancare il proprio appoggio a chi è in prima linea per sconfiggere il virus”.

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